Cosa vedere in Dordogna, e non solo!

0

Cosa vedere in Dordogna? Ma soprattutto dov’è esattamente? Vi riferisco il dialogo che ho dovuto affrontare circa 10 volte prima di partire.

  • Dove vai in vacanza?
  • In Francia.
  • Ah. (Già col tono di voce un po’ perplesso). E dove in Francia?
  • In Dordogna.
  • Ah, e dov’è?, accompagnato da uno sguardo tipo ma dove mazza va questa con tanti posti fighi che ci sono in giro.
  • Eh, non è una zona famosa. La cosa più nota è la grotta di Lascaux.
  • Chiiiiiii?
  • Sai, dove hanno trovato quei dipinti preistorici favolosi che sono su tutti i libri d’arte?
  • No.
  • Ok, niente.

Sono convinta che il 90% delle persone con cui ho parlato prima di partire abbia pensato che stavo andando in un posto “sfigato”. Poi sono partita e tutti: ma wooow, ma che posti stupendi, mi salvo tutto, che bello.

Dordogna… facciamo chiarezza

La Dordogna, oltre che un fiume, è un dipartimento francese, parte della regione Nuova Aquitania. Subito dopo Parigi, è il dipartimento con più siti e monumenti storici, tra cui 15 patrimoni UNESCO. Ma dov’è? Vi metto la mappa per farvi capire. È quella contornata di rosso. 

Il suo territorio si sovrappone a quello della storica regione del Perigord, come un tempo si chiamava. Il Perigord è suddiviso in ben 4 parti: verde, bianco, rosso e nero. 

  • Verde: nella zona a nord, chiamato così per le sue foreste lussureggianti, in gran parte incluse nel Parco Naturale Regionale del Périgord-Limousin. 
  • Bianco: corrisponde alla fascia centrale ed è detto così per la candida pietra calcarea locale.
  • Rosso: è la zona meridionale, detta rossa per il colore dei suoi vini. 
  • Nero: dal colore scuro di lecci e querce, è la parte a est, la più ricca di storia e borghi pittoreschi. Ed è qui che infatti abbiamo alloggiato noi. 

È un’area grande, che sicuramente richiederebbe molti più giorni di quelli che avevamo noi a disposizione. Ecco perché, sin da aprile, quando ho iniziato a pianificare tutto, ho fatto un grande lavoro per capire cosa vedere e cosa, ahimè, tralasciare per creare un viaggio su misura per i miei gusti. 

Perché Dordogna

Innanzitutto io sono abbastanza francofila. Adoro i borghi, la cucina (soprattutto i dolci), lo stile francese. Tra i miei viaggi del cuore ci sono sicuramente quello in Bretagna, ma anche Loira. E l’Alsazia dove la mettiamo? La Dordogna ammetto che non la conoscevo. Finché circa quattro anni fa mi è comparsa una foto su Instagram. Ritraeva un giardino meraviglioso, con dei bossi tutti ciciotti e rotondeggianti, di cui mi sono perdutamente innamorata in uno sguardo. Quella foto l’ho salvata nel telefono e custodita a lungo. Il giardino era quello di Marqueyssac. Attorno a quel giardino, che avevo poi scoperto trovarsi in questa fantomatica Dordogna ho creato un itinerario. 

L’unica cosa che ho scoperto di conoscere già era appunto Lascaux, grazie a libri di scuola o servizi TV (= Alberto Angela). Quindi mi sono messa a cercare informazioni online, ho comprato una guida della Francia centro meridionale, ho guardato contenuti sui social e ho creato il viaggio. La Dordogna è lontana, 12 ore da Padova a farle di fila in auto. Quindi cosa fai? Spezzi in 2 l’itinerario. E, a questo punto, ne approfitti per vedere qualche altro posto bello che è di strada (più o meno) nella vicina regione dell’Occitania, anch’essa davvero bellissima. Ed ecco qui quello che abbiamo fatto noi. Col senno di poi vi posso mettere qualche considerazione sulle varie tappe. 

Tappa 1: Padova – Sud di Lione.

Qui mi era abbastanza indifferente dove fermarci. Volevo solo che fosse un posto raggiungibile in 8 ore. In modo da farne “solo” altre 3 e 40 il giorno dopo per raggiungere la seconda tappa. Che fosse un luogo fuori dai centri abitati, così da arrivare e ripartire senza traffico e strade incasinate. E che desse la possibilità di cenare lì per comodità. Dopo 8 ore io non ho voglia di rimettermi in auto e andare a cercare dove mangiare. Cerca che ti cerca trovo il Ferme Auberge Linossier a Burdignes. Ha tutte le caratteristiche che cercavo. Ferme significa azienda agricola e difatti la cena e la colazione vengono fatte con i loro prodotti che sono anche in vendita all’ingresso (dove tra l’altro è in mostra una piccola collezione a tema mucche).

La stanza era decorosa e spaziosa. Unica palla il wc separato dal bagno, che io personalmente trovo una cosa molto scomoda perché comunque ti tocca fare avanti indietro (anche solo per lavarti le mani, per dire). Altra nota negativa: rapporto qualità prezzo molto strano. La stanza con colazione costava €74, ok. Ma la cena menù a €26,90 a testa, secondo me un po’ troppo se paragonato al costo della stanza e alla qualità media della cena. Però è andata bene così perché avevamo bisogno di arrivare e non pensare più a nulla fino alla partenza la mattina dopo. Comunque la signora gentilissima e sorridente. 

Ultima cosa: il caldo era eccezionale anche lì in quei giorni. Per loro. Per noi (almeno per chi è abituato all’afa della pianura padana) era sicuramente più fresco. Ma questo caldo ha fatto sì che imparassimo subito delle nuove parole in francese: mouches e guepes, ovvero mosche e vespe. Che rompevano le balle ad ogni pranzo o cena all’aperto, come è naturale che sia in estate ovunque ci sia natura intorno. Ma dappertutto ci hanno detto che quest’anno erano più numerose e assatanate del solito. Per fortuna invece zanzare, moustiques, ne abbiamo trovate davvero pochissime. Solo due sere in Dordogna e molto meno aggressive che da noi. 

Tappa 2: Estaing – Canyon de Bozouls – La Roumec

Da sapere se viaggiate in Francia: fuori dall’autostrada è il nulla. Spesso si fanno chilometri e chilometri tra campi, borghi minuscoli (dove il limite di velocità è 30 km/h e tutti lo rispettano), boschi, su stradine strette e curve. In quasi tutto il viaggio noi abbiamo incrociato pochissime auto. Da un lato è bellissimo, dall’altro ci si mette sempre qualcosina in più rispetto a quello che dice Maps che forse non conosce la condizione di queste strade strette e curve.

Estaing

Comunque, dopo quasi 4 ore di stradine così, arriviamo a Estaing, in Occitania. Dal parcheggio lungo fiume la vista sul borgo è fantastica. Siamo arrivati a ora di pranzo, quindi sotto una bella canicule. Ci siamo subito fermati a mangiare Chez Lilou. Il negozietto è lungo la strada principale e vende panini di vario genere, bibite e gelati. Si ordina lì e poi ci si serve ai tavolini di fronte, sotto l’ombra di alcuni alberi lungo il fiume, con una bellissima vista sul ponte patrimonio UNESCO.

I gestori erano una ragazza giovane e due signori che potevano essere i suoi o forse suoi parenti, non so. Comunque tutti super simpatici. Durante tutto il viaggio quando sentivano il mio francese non proprio perfetto tutti mi chiedevano se fossi spagnola, qualcuno se fossi inglese. Insomma, in quelle zone italiani non se ne vedono. Quando alla ragazza ho detto che eravamo italiani lei mi ha detto che suo nonno era di Parma ed è stata subito amicizia. 

Per stare leggeri abbiamo preso 2 baguette con pollo e verdure, 2 coche e ci siamo accomodati. Panini pronti: scopriamo che il pollo è fritto. Oh, temevo fosse pesante e invece, buonissimo e non untuoso. Ho digerito tranquillamente pure io che non ho la cistifellea e di solito i fritti mi ammazzano. Abbiamo pure preso 2 palline di gelato al limone poi. Io non pensavo che avrei mangiato molto gelato in Francia e invece quasi ogni giorno l’ho preso per rinfrescarmi un po’ e devo dire che abbiamo quasi sempre trovato gelati buoni o addirittura molto buoni, tranne nell’unico posto che mi ero segnata perché aveva recensioni entusiastiche. Vabbè. 

Comunque, dopo pranzo abbiamo fatto un giretto per Estaing, che è una tappa di uno dei vari Cammini di Santiago francesi (che credo siano 4). Quello che passa di qui è la via Podiensis, che parte da Puy-en-Velay, un borgo pazzesco che non avevo mai intercettato facendo ricerca ma che abbiamo visto di sfuggita dalla strada. Siamo rimasti esterrefatti dalla sua peculiarità. È abbarbicato su una collina. Sopra il borgo, sulla cima di un promontorio, svetta una statua rossastra. È Notre-Dame de France, una vergine col bambino. Discosto dal borgo, c’è un picco vulcanico isolato, alto e stretto, sulla cui sommità si trova una cappella. È il Rocher Saint-Michel d’Aiguilhe. Non sapevo nulla di Puy, e non avevo preso in considerazione una sosta, ma già vederla dalla strada è stato bellissimo. 

Puy en Velay commons.wikimedia.org

Estaing in luglio a ora di pranzo era abbastanza sonnacchiosa. Non c’era nessuno in giro, i negozi erano tutti chiusi. Abbiamo quindi fatto una passeggiata lungo le poche vie del paese, scattando qualche foto e restando il più possibile all’ombra, rifugiandoci anche all’interno della graziosa Eglise Saint Fleuret. Non abbiamo invece visitato il castello, in quanto già stanchi e avevamo letto diverse recensioni che lasciavano intendere che non valesse la pena entrare. Prima di andare però bisogna assolutamente attraversare il ponte di pietra sul Lot, da cui si gode di una superba vista sul borgo e sul castello. 

Canyon de Bozolus

A questo punto siamo partiti in direzione Chambre d’Hotes, l’equivalente francese di un B&B. Il check-in però era dopo le 17. Per non arrivare troppo presto, avevamo deciso di fermarci a bere qualcosa per strada. Quando abbiamo visto un cartello che diceva: Canyon de Bozouls con un’immagine abbastanza invitante, ho guardato al volo le distanze scoprendo che era a soli 5 minuti di strada. Ci siamo fiondati. Largo 400 metri, profondo 100, il Trou de Bozouls è una curiosità geologica.

Si tratta di un canyon a forma di ferro di cavallo. In fondo alle sue gole, chiamate Gourg d’Enfer, scorre il fiume Dourdou. Attorno c’è il borgo con diversi locali. In centro, lo sperone con il nucleo più antico, che include la chiesa romanica di Sainte-Fauste. Peccato non aver avuto tempo perché il Canyon si può visitare con sentieri a piedi, percorsi di ebike, trenino e c’è anche una zip line per i più temerari. La vista è mozzafiato, tanto che Matteo, che soffre di vertigini, non si è avvicinato nemmeno al parapetto. In sostanza, il punto in cui si arriva, dove c’erano diversi bar e locali, e dove anche noi ci siamo poi fermati a bere qualcosa prima di ripartire, e (terzo e ultimo dove) dove abbiamo visto i primi (e penultimi) italiani di tutto il viaggio, era infatti collocato anch’esso sul limitare del precipizio. Pazzesco.

Chambre d’hotes La Roumec

Siamo infine partiti alla volta del B&B, dove Jennifer e John, originari del Sud dell’Inghilterra (per fortuna, perché è l’accento britannico per me più semplice da capire, mentre ho gravi difficoltà… con tutti gli altri), ci hanno accolti con un bel tè delle 5. Il tempo di rifocillarci, disfare i bagagli a sufficienza per 2 notti e ci siamo buttati in piscina. La Roumec è un bed and breakfast in una villetta tutta rossa, circondata da colline, che i due coniugi hanno acquistato da mi pare 15 anni, e che man mano hanno rimesso a posto (ci sono ancora varie zone da risistemare). Ospita, oltre casa loro, due stanze e quindi è un luogo molto tranquillo. La colazione è ottima, loro sono super gentili e adorabili, la piscina era poco profonda quindi l’acqua era bella tiepida e si entrava subito.

Anche in quella zona abbiamo trovato parecchio caldo ma la stanza ha il climatizzatore e inoltre notte e mattina si sta freschi. Abbiamo pagato €130 per 2 notti. Cioè in Italia dove si trovano questi prezzi per notte, alloggio con piscina e aria condizionata, colazione? Colazione tra l’altro con pane tostato fresco, marmellate fatte in casa, brioche e pain au chocolat, succo, frutta fresca, tè in foglie (a colazione non beviamo caffè), a richiesta uova e salato? Io non ne trovo mai. Ditemelo voi!

La stanza era abbastanza grande, il bagno comodo con una bella vasca d’angolo con doccino e termo scalda asciugamani. Ho amato anche i prodotti da bagno: sapone per le mani, bagnoschiuma, shampoo e crema corpo di una marca inglese stupenda che ovviamente non ricordo. L’unico difetto della stanza era che il letto matrimoniale aveva uno spazio molto piccolo per passare lato finestra. Quindi io ho preferito dormire nel letto all’ingresso della stanza dove sono stata benissimo. Comunque ho amato questo alloggio. 

Tappa 3 Belcastel e Conques

Il giorno dopo in circa 25 minuti abbiamo raggiunto Belcastel, uno dei borghi più belli di Francia. Il castello risale all’Ottavo secolo. Dopo diverse vicissitudini, venne abbandonato nel XVI secolo. Finché nel 1973, l’architetto francese Fernand Pouillon lo riscoprì. Incantato, decise di restaurare il castello che versava in condizioni di totale abbandono. Dopo 8 anni di lavori, l’architetto vi si stabilì e questo incoraggiò la rinascita del villaggio. Col nostro consueto tempismo siamo arrivati di lunedì mattina quando tutto era chiuso, incluso l’ufficio turistico.

Ma poco male, così ci siamo goduti il borgo vuoto tutto per noi. Del resto, Belcastel non ha negozi o quasi. Tutti i pochi commerci sono lungo la via principale in basso. Tra questi, il ristorante (da un lato) e hotel (dall’altro lato del fiume) du Vieux Pont. Stupendo ma fuori budget per noi. Il menù più economico veniva €80 a testa. Vi dico solo che quando siamo arrivati, gli ospiti dell’hotel stavano facendo colazione in giardino, con vista su fiume e borgo: una meraviglia unica. 

Sulla sommità del villaggio, di visitabile c’è solo il castello che (wow) ospita anche delle chambres… con piscina sotto le torri! Anche stavolta abbiamo preferito fare una semplice passeggiata fotografica su e giù per i vicoletti. Anche qui bisogna attraversare il ponte di pietra e ammirare il borgo dall’altra sponda del fiume Aveyron, dove tra l’altro ci sono un paio di negozietti, un bar e la chiesa del villaggio. 

Conques, il villaggio de La Bella e la Bestia

Ci siamo poi diretti a Conques, altro borgo più bello di Francia. Qui abbiamo incontrato prima volta il parcheggio giornaliero che poi abbiamo trovato altrove. A Conques si pagava €6. Sia che uno dovesse rimanere lì 1 ora o tutto il giorno. In realtà abbiamo poi scoperto che il biglietto vale per diverse settimane. Certo, comodo per chi torna più volte, scomodo per chi si trattiene poco.

Il parcheggio però, Parking de l’Etoile, che in realtà sono semplici posti lungo la strada principale in salita, è vicinissimo al centro. Io, essendo partita con un po’ di lombalgia, che poi è peggiorata via via, tra tante ore passate in auto e borghi tutti saliscendi, ho cercato sempre di individuare i posteggi più comodi ai centri storici per non fare ulteriori scarpinate. Quindi mi è andata bene pagare quel che c’era da pagare, non sono di certo 6 euro che fanno sforare. 

Conques è piccola ma incantevole. Già arrivarci è stupendo. Si percorre in auto una strada immersa nel verde, tra colline e fiume. Poi si arriva su (noi appunto in auto) e, fatti i primi passi, si inizia a vedere l’Abbazia Sainte-Foy che è davvero spettacolare con le sue torri. Capolavoro dell’architettura romanica, è una delle tappe del Cammino di Santiago. Il pezzo forte dell’abbazia è il timpano scolpito col Giudizio Universale fatto di ben 124 personaggi. Matteo è rimasto incantato.

Abbiamo perlustrato tutti i vicoli del borgo, davvero graziosi e tutti da fotografare e ci siamo fermati per pranzo a Le comptoir de Germain, nella graziosa terrazza all’aperto, con ancora grappoli di glicine in fiore (ne abbiamo trovati diversi ancora fioriti). Io ho mangiato prosciutto e melone, Matteo tagliere di salumi. Col senno di poi, sarebbe stato meglio prendere il tagliere di formaggi. Tutti i prodotti provenivano da fattorie dei dintorni però diciamo che sui salumi, mi spiace, ma la norcineria italiana è un’altra cosa. Mentre per i formaggi siamo pari (io poi amo i formaggi di capra francesi). Germain comunque gentilissimo e affabile. Ci ha anche fatto una foto (qui sotto), ce l’ha proprio chiesto lui. Il gelato era una cosa strepitosa

Finito il giro siamo tornati al B&B per rilassarci e stare un po’ in ammollo in piscina. 

L’affaire lunettes

La sera prima avevamo cenato in un posto scelto un po’ a caso perché la domenica lì è chiuso quasi tutto. Purtroppo non era un granché. Quindi la sera dopo, anche avendo superato un po’ il budget per pranzo, ci siamo fermati in un piccolo supermercato, il Cocci Market fuori Conques (se andate, il parcheggio è sul retro). Abbiamo preso 2 baguette, 2 formaggi di capra e una bottiglia di Schweppes Agrumes (che in Italia non c’è, o almeno non l’ho mai vista).

Abbiamo quindi cenato in B&B all’aperto in giardino. Jennifer ci ha chiesto se ci servisse qualcosa e io mi sono permessa di chiederle se avesse un po’ di frutta avanzata da colazione (anche perché noi non abbiamo ampiamente approfittato dell’abbondante offerta, dato che non siamo abituati a mangiare chissà che a colazione). Cena favolosa. Ed è stato allora, dopo cena, quando finalmente Matteo decide di abbandonare gli occhiali da sole, che fa la scoperta: non trova più gli occhiali da vista. In pratica, li aveva lasciati a Conques, appoggiati, nella confezione degli occhiali da sole, su un muretto dove ci eravamo seduti a riposare all’ombra. Ma al momento non ne era certo. 

Purtroppo in orario di cena l’ufficio turistico era ovviamente chiuso a Conques. Ed avrebbe aperto solo alle 9.30 del giorno dopo. A quell’ora secondo i miei piani avremmo dovuto essere già in viaggio per spingerci più a ovest, arrivando, comodamente in 1 ora e 20, a Saint Cirq Lapopie.

Ho provato a chiamare Germain, l’unico ancora aperto, visto che ci aveva lasciato il biglietto da visita del locale. Per fortuna parlo un po’ di francese. Ma niente, non aveva trovato gli occhiali. Rassegnati, abbiamo deciso di anticipare un po’ la colazione il giorno dopo e partire direttamente verso Conques, sperando che qualcuno avesse trovato gli occhiali e li avessi consegnati all’ufficio turistico. Alla fine erano al museo, di fronte al muretto famigerato. Noi contentissimi. Peccato però aver perso oltre un’ora per questa deviazione. Oltre ad aggiungere stanchezza e ore di auto, l’imprevisto ha fatto sì che arrivassimo alla tappa successiva in tarda mattinata, quando già faceva molto caldo (per fortuna, ultimo giorno di gran caldo). In teoria avremmo dovuto arrivarci a metà mattina per visitarla con calma. Peccato anche perché Saint Cirq Lapopie è stato uno dei borghi più particolari e belli di tutto il viaggio (immagine qui sotto). 

Tappa 4: Saint Cirq Lapopie e Rocamadour

Arriviamo a Saint Cirq Lapopie alle 11.30 e dobbiamo trovare parcheggio. Il borgo è abbarbicato su una rupe. Quindi prettamente in saliscendi, anche ripido, con vicoletti minuscoli. Le soluzioni di parcheggio sono ai piedi o in cima al villaggio. Ergo, o prima o dopo la visita si sale comunque. Noi abbiamo trovato posto in quello più in alto. Già all’arrivo la vista sul borgo dalla strada è pazzesca, con le casette che sembrano uscite da un racconto, il castello, le rovine della fortezza e la vista sul fiume Lot.

Al suo interno è sicuramente più turistico dei villaggi visti fino a questo momento durante il viaggio ma comunque mantiene vivo il suo fascino grazie alla bellezza delle architetture e alla particolarità della sua posizione. Ovviamente è anche lui uno dei borghi più belli di Francia. Forse facciamo prima se vi dico quali non lo sono in questo viaggio. Il luogo è talmente affascinante da aver stregato il poeta André Breton che decise di trasferirsi qui dopo averlo visitato. È un borgo molto vivo, pieno di locali, negozi e botteghe artigiane. Dalla parte inferiore del villaggio è possibile imbarcarsi per fare una mini crociera, oltre che praticare canoa o effettuare percorsi di trekking. Tra questi, dev’essere splendido il Chemin de Halage de Ganil, un sentiero intagliato nelle falesie che corre lungo il fiume.

Chemin de Halage de Ganil – foto Tourisme Lot

Purtroppo il gran caldo di quel giorno, e il ritardo sulla tabella di marcia, non ci hanno permesso di dedicare a Saint Cirq Lapopie il tempo che avrebbe meritato. Abbiamo fatto un giro veloce: mappa all’ufficio informazioni, salita al punto panoramico, giro delle poche vie pittoresche. Ad un certo punto, Matteo ha abbandonato, rimanendo all’ombra mentre io mi sono spinta a visitare la parte bassa del villaggio fino alla Porte de Rocamadour. Valeva assolutamente la pena scendere fin qui per la visita sul borgo. Ovviamente a quel punto non avevo nessuno che potesse farmi una foto, peccato.

Ci siamo fermati a mangiare un panino in un baretto qualunque tornando verso l’auto per poi ripartire alla volta di Rocamadour. 

Rocamadour

Rocamadour doveva essere un altro highlight del viaggio. Invece, nonostante la bellezza del colpo d’occhio, ci ha un po’ delusi. Sicuramente il gran caldo ha contribuito. E poi l’abbiamo trovata una località davvero molto turistica. Forse la più affollata del viaggio, con susseguirsi di negozi di ogni genere e un’atmosfera meno autentica degli altri villaggi. 

Rocamadour è un borgo su tre livelli. In quello inferiore vi è l’unica via, con le case e le attività commerciali. Al secondo livello, raggiungibile tramite scalinata di 216 gradini o ascensore a pagamento, si trova il palazzo dei vescovi di Tulle, la chiesa di San Salvatore, la chiesa sotterranea di Sant’Amadour, la Cappella di San Michele e la Cappella di Notre Dame de Rocamadour, dove si venera la Madonna Nera. Sul terzo livello invece si erge il castello che domina tutto il borgo e la gola dell’Alzou. Si può arrivare al Castello a piedi, percorrendo la via Crucis, oppure con un secondo ascensore a pagamento

Noi, che eravamo già cotti, e visito il gran caldo, abbiamo parcheggiato direttamente nella parte alta al parking Chateau e fatto i biglietti andata e ritorno per entrambi gli ascensori. Una veloce visita al borgo, con annesso gelato, e una ancor più veloce visita al complesso religioso, dove c’era un affollamento allucinante, e siamo tornati su per dirigerci al B&B dove abbiamo trascorso 2 notti.

Les Mandarins

Si chiama Les Mandarins, trovato su Booking al prezzo di €147 per due notti con colazione (e piscina). Per la prima sera abbiamo prenotato anche la cena. Con €19 a testa: insalata con formaggio, coscia d’anatra con purè e verdure, 2 palline di gelato, pane, acqua. Ma vi avviso, se mai voleste scegliere questo posto, che la cena si fa tutti assieme ad un tavolo. Eravamo noi due e altre 3 coppie tutte francesi. Quindi ci siamo sentiti un po’ pesci fuor d’acqua, nel senso che ovviamente loro facevano conversazione, mentre io capisco il francese ma lo parlo a livello basico, mentre Matteo non lo parla proprio. Alla fine abbiamo chiacchierato tra noi, ma a sto punto avrei preferito avere un tavolino da 2 e ciao (anche perché erano tavoli da 2 che erano stati attaccati).

Comunque, questa sistemazione era comoda per visitare le tappe di quei giorni, pulita, con una buona colazione, una bella piscina, una stanza spaziosa con aria condizionata (che però non era strategica in quanto, pur facendo caldo quando siamo stati noi, tenerla accesa di notte era impensabile, in quanto ti arrivava l’aria addosso completamente). Forse poco calorosa l’accoglienza rispetto a tutti gli altri alloggi.

Tappa 5: La Gouffre de Padirac – Carennac – Collonges La Rouge – Martel

Il giorno dopo siamo partiti per una delle visite più particolari ed emozionanti del viaggio, quella della Gouffre de Padirac. Dal BB è a mezz’ora di strada. Una volta arrivati c’è un parcheggio gratuito e poi si deve scendere verso la costruzione in basso (non c’erano segnali).

La Gouffre de Padirac

Si tratta di una voragine ampia 35 metri e profonda 103. Non si sa quando si sia formata, a causa del crollo della volta. Fu scoperta nel dallo speleologo Martel nel 1889. Secondo la leggenda, fu Satana a creare questo abisso, nel tentativo di farci cadere San Martino (o, in altre versioni, San Pietro) che però riuscì a superarla con un enorme balzo a cavallo di un mulo. 

Mi raccomando, bisogna prenotare in anticipo. Io l’ho fatto da casa già 2 mesi prima di partire, non appena ho strutturato nei dettagli l’itinerario. L’orario di ingresso scelto è vincolante (ti danno 15 minuti mi pare). Non serve arrivare molto prima, anzi. Giusto il tempo di trovare posto per la macchina e recarsi nello spiazzo fuori dall’ingresso, attendendo le indicazioni dello staff (in francese e inglese, quindi in caso di dubbi, vi avvicinate e chiedete e vi diranno loro dove mettervi). Tenete presente che la visita dura circa 1 ora e mezza/2 ore. Quindi meglio fare un pipì stop prima di scendere nell’abisso. Altra cosa da sapere: all’interno della Gouffre ci sono 13 gradi fissi. Io stavo bene con un pile, anche se ho visto gente presa in ogni modo, da chi aveva maglioni a chi è rimasto in maniche corte. 

Appena entrati, si può scegliere di dirigersi verso l’ascensore (da cui non si vede quasi nulla) o scendere per le scale (dalle quali vedrete bene l’abisso, ma gli scalini sono parecchi, circa 300). Ma tanto poi ci si ritrova tutti in fondo alla cavità quindi avete comunque l’occasione di fare qualche foto dal basso senza dover affrontare i gradini in discesa. 

A questo punto si scende all’interno della grotta, lungo un percorso obbligato che porta fino all’imbarcadero (si scendono 150 scalini). Sì perché il punto forte di questa esperienza è proprio la possibilità di salire su delle barche e percorrere 500 metri lungo il fiume sotterraneo. Noi abbiamo avuto l’immenso culo di beccare la prima fila all’andata e goderci lo spettacolo per bene. Le barche partono da un molo in tutta sicurezza perché in quel punto l’acqua è bassissima e ci sono dei maniglioni cui aggrapparsi per aiutarsi a salire (e poi dall’altra parte idem). Giunti sull’altra sponda, si prosegue a piedi fino ad un bel laghetto sotterraneo e poi si può scegliere se tornare indietro all’imbarcadero o proseguire, salendo 150 scalini, per ammirare una stupenda cavità (per me ne vale la pena) detta Cattedrale sotterranea. Si giunge poi comunque all’imbarcadero per tornare indietro.

Attenzione, a questo punto c’è il momento Gardaland. Ovvero la foto in barca che poi si può acquistare al chioschetto lungo il percorso. Si torna poi indietro per lo stesso sentiero fatto all’andata ma ad un certo punto si può prendere un ascensore per risparmiarsi un po’ di fatica. Avevo visto diverse foto delle barche che percorrono il fiume e pare che l’acqua sia azzurra. In realtà il percorso si fa al buio con un’illuminazione fioca e quindi non si vede il colore dell’acqua che si può invece apprezzare in altri punti a piedi.

Anche l’effetto romantico delle barche cala un po’ perché ne partono in continuazione per cui se ne incrociano per tutto il tempo. Però è comunque un’esperienza magnifica al centro della terra. Se avete bimbi o altre esigenze, vi rimando al sito ufficiale dove, in francese, spagnolo e inglese, trovate la sezione FAQ con tutte le risposte ai dubbi più comuni: www.gouffre-de-padirac.com

Carennac

A questo punto ci siamo diretti verso il piccolo e grazioso borgo di Carennac, a soli 12 minuti, per pranzare. Avevo adocchiato già online un ristorante che mi ispirava molto, chiamato Le Prieuré e fortunatamente abbiamo trovato uno degli ultimi tavoli liberi. Dico fortunatamente perché questo è stato uno dei pranzi più piacevoli dell’intero viaggio. Personale gentile, ambiente carinissimo, cibo ottimo, dolce spaziale. Lo consiglio vivamente. Dopo pranzo abbiamo fatto un giretto per il borgo, stupendo con le sue casette in pietra dai tetti aguzzi, inclusa una torre che sembrava quella di Mago Merlino de La Spada nella Roccia (meno sgangherata però). Poi il castello risalente al XVI secolo, la chiesa di Saint-Pierre e il percorso lungo il fiume. Davvero un borgo piccolo, non turistico e autentico.

Collonges La Rouge 

La tappa successiva è stata Collonges La Rouge, un villaggio (sì, tra i più belli di Francia, nonché sede dell’associazione stessa dei borghi) così chiamato per la pietra rossa in cui sono edificati tutti gli edifici. È davvero particolare e, per questo, ben più turistico di tanti altri nella zona. Di conseguenza, è tutto un susseguirsi di negozi di souvenir di ogni tipo, bar, ristoranti e così via. Alcuni sono comunque negozi molto belli, come ad esempio quello di ceramiche o quello di cestini di vimini. Ci siamo divertiti anche qui a fare un giro senza meta e scattare diverse foto agli angoli più belli. Matteo non ha amato molto Collonges, forse proprio perché più turistico. Io invece, sapendo già che lo sarebbe stato, l’ho apprezzato comunque molto.

Martel

Sono contenta di aver dedicato a Martel almeno il tempo della cena. Non era tra i più bei borghi di Francia… fino a quest’anno. Essendo a soli 10 minuti di distanza dall’alloggio, ci siamo andati per cena. È un borgo medievale molto grazioso, caratterizzato da sette torri, graziose stradine con palazzi eleganti e una bellissima piazza principale piena di locali.

La scelta del ristorante per cena è stata casuale. Abbiamo mangiato da Maison Sophie. Non è stato male, ma non mi ha fatto impazzire perché il piatto principale aveva una spezia (che non ho saputo individuare) che non mi garbava moltissimo. Poi, a onore del vero, dopo la Gouffre la mia lombalgia era peggiorata quindi quella sera non ero proprio di ottimo umore, ecco. Infatti, subito dopo cena sono voluta tornare in BB per riposare, quando invece, se fossi stata bene, sarei rimasta a Martel perché c’era una serata di musica e balli in piazza. 

Tappa 6: Saint-Jean-de-Côle e Brantôme 

Lo scopo principale della giornata era visitare Brantôme, altro luogo che avevo visto online e che sognavo di vedere da tempo. Si trova nel Perigord Verde.

Ho aggiunto all’itinerario anche Saint-Jean-de-Côle, tra i borghi più belli di Francia, perché si trova a soli 20 minuti di distanza da lì e in molti articoli letti online veniva osannato. Come spesso mi capita, forse proprio per questo… avevo delle aspettative troppo alte. Mi è piaciuto, certo, ma non so se lo definirei imperdibile. Nel mio caso era abbastanza di strada e quindi mi ha fatto piacere fermarmi. È molto piccolo ed include una graziosa chiesa romanico bizantina intitolata a San Giovanni Battista, Il castello della Marthonie, una struttura lignea per il mercato coperto, un bel ponte di pietra sul fiume Cole, diversi vicoli fioriti ed alcuni locali e negozi.

Brantôme en Perigord

Brantôme è più grande e decisamente più turistico e commerciale. La via principale è infatti un susseguirsi di ristoranti, bar e negozi. Di non particolare fascino, tranne forse un paio. Peccato, perché la zona lungo il fiume Dronne è invece un incanto. Spicca ovviamente l’Abbazia di Saint Sicaire, la cui fondazione pare addirittura sia stata voluta da Carlo Magno nel 769. Consiglio la visita alle suggestive grotte trogloditiche scavate nella roccia.

Poco lontano, dopo il ponte, noterete una bellissima struttura ricoperta di rampicanti. È Le Moulin de l’Abbaye, un hotel e ristorante della catena Relais et Chateaux. Io avrei voluto godermi un pranzetto lì, nonostante i prezzi, perché il menù pranzo piatto + dessert, per quanto costoso, non era poi così folle. E poi… dato che eravamo lì, si fa una volta nella vita, me l’ero immaginato da quando studiavo l’itinerario, bla bla bla. Ma per Matteo era una spesa inutile, sigh. Quindi panino (tra l’altro veramente pessimo) in riva al fiume, seduti su di una panchina proprio di fronte al ristorante. Con me che pensavo: be’ però io sto pranzando con questa bella vista. Loro stanno pranzando vedendo me col panino sfigato.  

cosa vedere in Dordogna

Avendo tempo, dev’essere fantastico anche fare un giro in canoa. In Perigord abbiamo visto decine di canoisti ogni giorno ma, avendo io mal di schiena, ho evitato di provare. Però dev’essere una bellissima esperienza per chi ne abbia la possibilità. Lungo i fiumi si trovano diversi chioschi che affittano le attrezzature necessarie.  

Hotel L’Oustal de Vézac

A questo punto siamo partiti per raggiungere l’albergo dove abbiamo soggiornato per le successive cinque notti, avendo quindi finalmente un punto di riferimento fisso. Si tratta dell’Hotel L’Oustal de Vézac. Stanze non grandi ma confortevoli, con aria condizionata, scuri alle finestre (quindi buio di notte anche se con qualche fessura, ma sapete quanto sia raro trovare gli scuri all’estero), bagno con una bella doccia e ampio spazio per appoggiare i prodotti da bagno sul lavello, anche se purtroppo wc separato (ma almeno con ulteriore cestino e ripiano per appoggiare qualcosa), colazione eccellente (per quanto da pagare a parte e non proprio economica se uno la mattina mangia poco), personale molto gentile e piscina con vista sul castello di Beynac. Soprattutto aveva un ottimo rapporto qualità prezzo se paragonato ad altre strutture nei dintorni (€105 a notte con colazione). Ed era in posizione strategica per tutte le attrazioni principali dei dintorni.

Ma soprattutto era in pianura. Dato che molti villaggi della zona sono tutto un saliscendi di vicoletti stretti, era per me importante alloggiare in un posto comodo per rientrare e uscire senza fare mille manovre in salita o in spazi angusti, per carità. Tra l’altro in questa zona finalmente abbiamo trovato delle temperature più miti. Certo di giorno col sole faceva caldo (ma mai afa) e in camera accendevamo l’aria per rinfrescare la stanza. Ma fuori c’era sempre una bella brezza. Sera e mattina non si stava male con un maglioncino leggero. La notte dormivamo addirittura con piumino.  Qui sotto dettagli della colazione.

Ferme Auberge Le Colombier

Dopo il check in e un po’ di relax in piscina, siamo andati a cena alla Ferme Auberge Le Colombier. Abbiamo cenato sotto gli alberi con un menù fisso ricco e genuino, atmosfera simpatica e prezzo assolutamente onestissimo. Però vi avviso: aglio, aglio ovunque, e a pezzettoni. Incredibile ma vero, l’ho digerito lo stesso. Boh, i poteri di quando sono in viaggio. Se lo mangio a casa sono finita. 

Cosa vedere in Dordogna, anzi cosa vedere nel Perigord Nero

Ecco cosa vedere nell’area del Perigord nero, ovvero quella dove abbiamo alloggiato gli ultimi 5 giorni di viaggio.

Jardins de Marqueyssac

I Jardins de Marqueyssac sono stati un altro highlight dell’intero viaggio, nonché motivo principale per cui ho scelto questa destinazione. 

Il grande fascino di questo luogo è dato non solo dalla vegetazione, in particolare la zona dei miei amati bossi tondeggianti, ma anche dalla posizione, che ha valso loro il soprannome di giardini sospesi. Il complesso è difatti costruito su di uno sperone di roccia che si affaccia sulla valle della Dordogna. Meravigliosa la vista sul fiume dal Belvedere a 130 metri di altezza. Anche dall’altro lato del parco si gode di uno splendido panorama. Dal ristorante all’aperto e dalla terrazza sul retro del castello si possono infatti ammirare i vicini castelli di Beynac, Castelnaud e Fayrac. 

Il parco è davvero grande. Si sviluppa infatti su 22 ettari. Si può scegliere se percorrere il sentiero più complicato e in pendenza oppure seguire quello adatto anche a passeggini, più lungo ma più fattibile da tutti. Per i più sportivi c’è anche una via ferrata sulla falesia. A metà giardino c’è un kart a 6 posti che fa in continuo avanti e indietro gratuitamente per riportare gli ospiti stanchi (tra cui me medesima che avevo sempre la mia cara lombalgia) alla zona iniziale con il castello e il ristorante, dove tra l’altro abbiamo mangiato bene (un’insalatona) con una vista pazzesca e i pavoni che gironzolavano liberi tra i tavoli. 

All’interno del parco, nel periodo di alta stagione, sono attive anche una sandwicheria e una creperia. Oltre che vicino al castello, troverete altri servizi igienici in alcuni punti strategici. 

Marqueyssac dispone di un comodo parcheggio gratuito tra gli alberi. Lasciata l’auto si deve percorrere una leggera salita per arrivare alla biglietteria sotto al castello ottocentesco. Per chi ha problemi motori è possibile salire con l’auto al parcheggio vicinissimo all’ingresso. 

La grotta di Lascaux 

Qui veniamo ad una delle poche note dolenti del viaggio. Già da maggio avevo prenotato una visita alla grotta Font de Gaume per ammirare le pitture rupestri. Purtroppo ho dovuto rinunciare a causa del mal di schiena. Nelle informazioni era specificato infatti che, per raggiungere l’ingresso della grotta, si doveva percorrere un sentiero impervio. Cosa che in quei giorni non sarei riuscita a fare. Abbiamo quindi ripiegato su Lascaux, che inizialmente avevamo deciso di non visitare.

Per chi non lo sapesse, Lascaux è una grotta scoperta per caso da un gruppo di adolescenti nel 1940. Il cane di uno di loro si intrufolò in un buco nel terreno. Per recuperarlo, i ragazzi si trovarono dinanzi a qualcosa di incredibile. Una grotta con delle pitture rupestri risalenti al Paleolitico. In tutto sono circa 6.000 raffigurazioni colorate che rappresentano diversi animali, soprattutto bovini, equini e cervi. Dalla fine della guerra mondiale, la grotta fu assalita dal turismo di massa, tanto da subire gravi danni ed essere chiusa al pubblico già nel 1963. Dopo anni di lavori, nel 1983 è stata aperta Lascaux II, una replica delle sale principali. Si trova a 200 metri dalla grotta originale. Esiste anche Lascaux III, una mostra itinerante sulla grotta. 

cosa vedere in Dordogna

Cos’è Lascaux IV? 

Lascaux IV è un’altra riproduzione, compiuta però con tutte le tecnologie più avanzate e aperta dal 2016. Riproduce al millimetro la grotta e le sue decorazioni. Riproduce persino la temperatura di 13 gradi (quindi consiglio di indossare un maglioncino). Non è comunque solo una riproduzione ma un centro internazionale di arte parietale con un teatro, una sala video e una sala che consente di approfondire i vari aspetti della grotta. È stata una visita senz’altro interessante. Peccato che non esistano visite guidate se non in francese a parte mi pare una o due al giorno, ma in inglese e tedesco. A questo punto cosa succede? Se dite che siete italiani, vi danno un mini tablet. Utilissimo nella zona degli approfondimenti per visualizzare contenuti extra.

Ma non tanto ben fatto per la parte della grotta. La nostra guida spiegava e spiegava e spiegava. Mentre il tablet includeva solo 4 o 5 audio molto brevi. Al che ho tentato di ascoltare la guida, anche perché il francese lo capisco un po’. Solo che, essendoci diversi gruppi non troppo distanti, parlava a voce molto bassa. Tanto, tutti gli altri, francesi, avevano delle cuffiette da cui lo sentivano direttamente. Ma noi no, perché avevamo il tablet in italiano. Quindi o mi mettevo attaccata alla guida (non sempre facile per via degli spazi) o non capivo nulla. Insomma, non proprio il massimo. Sarebbe stato bello ascoltare le sue spiegazioni. Che dire, peccato. 

La Roque-Gageac

Uno dei borghi di cui mi sono innamorata durante il viaggio è La Roque-Gageac, tanto per cambiare uno dei borghi più belli di Francia, incastonato tra la roccia e il fiume. L’abitato, fatto di casette di pietra gialla dai tetti bruni, si affaccia infatti sulla Dordogna ed è sovrastato da una falesia. Nella roccia è scavato un forte trogloditico, utilizzato anche durante la Guerra dei Cent’anni. Leggermente distaccato dal borgo, sorge il Castello di Malartrie, che sovrasta l’ansa del fiume. Mi è piaciuta così tanto che l’ho scelta anche per l’immagine di copertina dell’articolo.

La parte bassa del villaggio è quella dove si concentrano negozi e locali, mentre lungo la via alta, rue de la Falaise, incontrerete la chiesa di Notre Dame, Palazzo Tarde, dove viveva l’umanista Jean Tarde, amico di Galileo. Quasi alla fine della strada incontrerete la Bambousaie, un giardino visitabile gratuitamente, con all’interno un bar ristorante molto grazioso e rilassante, dove noi abbiamo preso un aperitivo. Per me l’ormai adorata Schweppes Agrumi.

Usciti da lì potrete scendere verso il porticciolo sul fiume, da dove partono le balades en gabarre. Ovvero crociere a bordo delle imbarcazioni fluviali che erano tipiche di questa zona nell’Ottocento. Noi ci siamo imbarcati su una gabarre della ditta Norbert. L’audioguida in italiano era ricca e dettagliata, molto interessante da ascoltare e il giro è stato super carino, tanto più che siamo riusciti a sederci in prima fila.

Dopo la gabarre, abbiamo cenato in un ristorante – albergo raffinato, La Belle Etoile. C’era la possibilità di scegliere tra due menù che includevano antipasto, piatto principale e dessert. Il costo era €55 per quello con portate più complesse, €32 per l’altro menù, che comunque constava di ottime portate. Tra l’altro, anche in questo ristorante, diciamo di classe, l’acqua in caraffa te la portano di default. Abbiamo aggiunto solo un calice di vino che ha bevuto Matteo.

Purtroppo non abbiamo potuto mangiare all’aperto, perché i tavoli in terrazza erano riservati a chi alloggia lì. Molto carinamente però ci hanno assegnato il tavolo accanto alla finestra con vista sul fiume. Ed è stato un plus assoluto, perché, durante la cena, abbiamo visto diverse mongolfiere librarsi nel cielo. Eh sì, la Dordogna offre anche questo. Non le avevamo mai viste gli altri giorni. Forse c’era troppo vento per farle volare, o non eravamo vicini ai luoghi dove erano visibili. Comunque, cena romantica e deliziosa. 

Beynac 

Uno dei borghi più belli di Francia? Bien sûr. Beynac è un’altra piccola perla della Dordogna, dominata da un castello, tra i meglio conservati e più interessanti della zona. 

Chateau Beynac era una delle roccaforti francesi durante la Guerra dei Cent’anni e serviva da confine tra Francia e Inghilterra. Tra varie vicissitudini, fu conquistato anche da Riccardo Cuor di Leone. Che per me è immediatamente Sean Connery in Robin Hood Principe dei ladri, di cui mi rimase impresso soprattutto lo sceriffo, ovvero il compianto Alan Rickman (Snape/Piton per i più giovani). Nonché il fratello di “Giovanni re fasullo d’Inghilteeeerra”. Scusate, questi sono i miei riferimenti culturali. Ah, è anche stato set, tra gli altri, del film The Last Duel.

La visita è interessante. Si viene dotati di una mappa con penna/audioguida molto particolare. In pratica, si punta la penna sul numero nella mappa e l’audioguida parte. Problema: ne danno una per 2 persone. Questo comporta che si debba procedere assieme (solitamente invece io sono molto più sbrigativa di Matteo nelle visite). Inoltre, quando si è in una stanza in varie coppie, ognuna con l’audioguida che va, ci si dà un po’ noia col volume.  

Ma a Beynac è stato girato anche un altro film che io amo alla follia: Chocolat. In realtà, solo per le scene al fiume e per alcune scene lungo Rue Costa Del Port, che è una via splendida, dove ho scattato decine di foto.

Lingua d’oc

Tra l’altro, il nome vi sembra francese? E infatti non lo è. È lingua d’oc. A me sono venuti i brividi. Sono sempre stata amante delle lingue straniere. Quando ero al liceo e si leggeva la Divina Commedia ero stata folgorata dai versi dedicati al trovatore provenzale Arnaut Daniel, che Dante incontra in Purgatorio tra i lussuriosi. È l’unico in tutta la Commedia che parla nella sua lingua. E ancora me ne ricordo un pezzettino: Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan. Più tardi mi sono accorta che altre scritte qua e là erano in lingua d’oc. Ok, non fregherà nulla a nessuno di questa cosa, però a me ha esaltato. Ognuno ha le sue. 

Incontro… soave

Per visitare Beynac si può parcheggiare sia nella parte alta che nella parte bassa del borgo, sempre a pagamento. Sia nella parte inferiore che in quella superiore troverete locali e negozi vari. La strada che collega le due parti è molto ripida, fatta di ciottoli e qualche scorcio da fotografare. Salendo incontrerete solo un paio di negozi, molto graziosi, e un punto panoramico sul fiume. Noi salendo siamo stati intercettati da un signore che, sentendomi parlare, mi ha chiesto se fossimo italiani. Insomma, viene fuori che la sua famiglia era originaria di Soave (da un castello all’altro), dove ha ancora parenti che ogni tanto va a trovare. Mi ha raccontato che la nonna gli ha insegnato l’italiano, o meglio, più che altro il dialetto veneto. Comunque se lo ricorda ancora molto bene. Che dolcezza questo incontro.

cosa vedere in Dordogna Beynac

Anche da Beynac è possibile imbarcarsi in una gabarre per una piacevole crociera lungo il fiume. Oppure sperimentare un volo in mongolfiera. Assolutamente dovete camminare lungo la Dordogna (bastano pochi minuti) per raggiungere l’area giochi, dove c’è un punto panoramico con vista su fiume e borgo. Stupendo! A Beynac abbiamo cenato in un ristorante incantevole… che però non era granché come qualità dei piatti. Però era tra i pochissimi aperti di lunedì sera.

Castelnaud la Chapelle

Chateau Castelnaud fu roccaforte degli inglesi durante la guerra dei Cent’anni, per poi finire in mano francese. Noi abbiamo scelto di non visitarlo. Sia perché quel giorno io ero già provata dalla visita a Beynac. Ma anche perché ci era stato detto che gli interni sono occupati da un museo che espone armi e affini, cosa che non mi interessa particolarmente. Quindi, dopo aver parcheggiato nell’area (tutto sempre a pagamento) sopra il castello, siamo scesi verso il borgo di Castelnaud la Chapelle semplicemente per dare un’occhiata e fare un paio di foto. Ci sono alcuni angoli suggestivi, ma è anche tanto turistico. Non so, non mi ha colpito particolarmente, nonostante fosse anche lui tra i più belli di Francia. Sarà anche che il saliscendi era davvero ripido e io ero al culmine del mal di schiena in quei giorni, quindi non l’ho perlustrato proprio per bene. 

Château de Milandes

Mi sono invece innamorata perdutamente di Chateau Milandes. E pensare che l’avevo segnato come “da visitare se avanza tempo”. Dopo aver lasciato l’auto nell’ampio parcheggio gratuito, abbiamo fatto il biglietto all’entrata. Include visita ai giardini, visita del castello con audioguida in italiano, spettacolo di falconeria nel parco (da fine marzo a inizio novembre in orari precisi da consultare sul sito ufficiale). Innanzitutto ho adorato il giardino, curatissimo, dov’è possibile anche ammirare i rapaci nei loro alloggi (forse un po’ troppo piccoli), le caprette (che, come dice il cartello, lavorano nel parco per mangiare l’erba nei punti dove è impervio tagliarla) e i pappagallini tropicali.

Il castello è superbo (ci sono anche dei bei gargoyles). L’interno è interessante soprattutto per apprendere la storia di Josephine Baker. Che io conoscevo solo come “la ballerina con il gonnellino di banane”. E invece ho scoperto essere una donna vulcanica e piena di interessi, che ha avuto anche un ruolo nella resistenza francese durante la seconda guerra mondiale. Fu inoltre molto attiva nelle lotte per i diritti civili. La Baker finì in rovina e gli attuali proprietari hanno fatto un lavoro abnorme, non ancora totalmente concluso, per recuperare e valorizzare Chateau Milandes. Chapeau. 

Issigeac 

Abbiamo visitato Issigeac di domenica, capitando nel giorno di mercato. Le stradine medievali, su cui si affacciano le belle casette in pietra, molte delle quali a graticcio, erano piene di gente e colorati banchetti. Formaggi, tessuti, salumi, ceramiche, un po’ di tutto. Gli edifici più notevoli sono il castello (in realtà palazzo del vescovo di Sarlat) e la chiesa di Saint Felicien. Col mercato e tutte quelle persone è stato difficile scattare foto alle attrazioni principali. Ne ho fatte alcune nelle stradine secondarie dove non c’era nessuno o quasi. Una delle facciate più belle è quella della Maison Champignon, che ospita l’Atelier D-Z’Arts. Altro locale imperdibile è Le Shabby Chic Corner, una sala da té deliziosa, sia negli interni che negli esterni, dove degustare un’ottima tazza di tè con scones inglesi o altre golosissime torte. Lui che sorride nella foto qui sotto era simpaticissimo.

Unico dubbio: mentre ero lì ho visto un cartello Vendesi. Però era minuscolo quindi non ho capito se stanno effettivamente vendendo l’attività o cosa. Spero che lo rilevi qualcuno e che eventualmente continui così perché ho trovato gentilezza e ottimi prodotti. Lungo la via principale ci sono tanti negozietti davvero carinissimi. Peccato la confusione del giorno di mercato. 

Limeuil

Trac, altro borgo più bello di Francia. La particolarità di questo grazioso borgo è che si trova alla confluenza tra due fiumi, Dordogna e Vézère. Nella parte bassa del villaggio troverete una bella spiaggetta fluviale e alcuni localini dove bere o mangiare qualcosa all’aperto. Da qui si sale, lungo strette stradine fatte di pietra e scorci deliziosi, fino alla sommità del borgo, dove si trovano i Jardins Panoramiques con vista sulla valle in cui si incontrano i due corsi d’acqua. 

cosa vedere in Dordogna Limeuil

Sarlat la Caneda

Sarlat è una cittadina stupenda! Avevo visto qualche foto prima di visitarla, sì. Ma non mi aspettavo che fosse così bella e che mi colpisse tanto. Ci siamo stati la sera con l’idea di arrivare verso le 18.30, mangiare qualcosa di economico al volo (una crepe senza infamia e senza lode) e poi passeggiare per le stradine del centro. Tanto lì c’era luce fino a tardi.

Per fortuna siamo passati per la piazza principale, Place de la Liberté, allestita per una recita teatrale all’aperto, prima di cena. Perché, nonostante lo spettacolo iniziasse alle 21, alle 19.30 avevano già transennato tutte le vie d’accesso circostanti. Se l’avessimo quindi lasciata “per dopo” non l’avremmo nemmeno vista. Abbiamo perciò gironzolato alla scoperta dei vicoletti tutt’intorno, uno più bello dell’altro. Soprattutto rue Montaigne. Da vedere la Cattedrale di Saint Sacerdos e la Casa de la Boetie (di fronte alla cattedrale), splendido edificio rinascimentale. Il nome deriva dal suo antico proprietario, il filosofo Etienne de la Boetie. Oggi è un Hotel Particulier.

Molto particolare è la Lanterna dei Morti, la cui sommità si può vedere dal retro della cattedrale. Si tratta di una torre, posta nella zona del cimitero, che veniva utilizzata per sistemarvi delle lanterne che dovevano servire a guidare i defunti. Interessante anche il Manoir de Gisson, vicino al quale troverete la statua delle tre oche. Se amate i mercati, qui lo fanno il sabato e, in versione ridotta, il mercoledì. So che in città c’è anche un ascensore panoramico a pagamento. Si trova all’interno del campanile della chiesa sconsacrata di Sainte-Marie, sede del mercato coperto cittadino. Quando siamo arrivati noi era in orario di chiusura quindi non l’ho nemmeno preso in considerazione. In ogni caso ho letto molte recensioni negative perché, una volta arrivati in cima, non c’è una terrazza panoramica, ma si resta dietro ad un vetro e le foto si fanno da lì, quindi poca soddisfazione. 

Domme

Indovinate? Eh sì, anche Domme è tra i borghi più belli di Francia. Chiamato il balcone della Dordogna, perché situato a 150 metri di altezza in posizione panoramica. La vista dalla terrazza panoramica è difatti superba. 

Ho trovato Domme turistica ma comunque molto affascinante, con le sue dimore eleganti e scorci tutti da fotografare. I negozi che troverete sono comunque di buon livello e difatti qui ho fatto un pochino di shopping: un barattolo di caramello al burro salato, un profumo al fico e un sapone alla rosa. Qui però ho anche trovato l’unico gelato non eccezionale di tutto il viaggio, nonostante le recensioni osannanti. Pazienza. Le attrazioni più caratteristiche sono le prigioni dei Templari e le grotte, che però non abbiamo visitato perché avevamo già dato alla Gouffre. 

Et voilà, ho finito il resoconto del mio viaggio in Dordogna!

Cosa vedere in Dordogna e Occitania: la mappa

Qui trovate la mappa con: Dordogna, Occitania e Alloggi. Ho inserito in colori diversi attrazioni ed eventuali ristoranti.

Comments are closed.